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    29/10/2009

    The big fat moon is going to shine like a spoon

    Guardala lì, come un cucchiaino di traverso nel mezzo del cielo, sfocata dalla nebbietta di ottobre, eppure sempre lei. Sempre con un bell'accostamento di colori, nella sua mise sabbia slavata, su un fondo blu profondo. Mi basta sollevare il naso dopo un paio d'anni per ricordarmi le ragioni che mi hanno reso così inquieto e anarchico e nonostante tutto così romantico e felice.
    Non mi sono mai preoccupato della mediocre fretta che intristisce il mondo, fino a rimanerci invischiato anch'io. Per un po'.
    Per fortuna basta un colpo di tosse o un fondo di vino che arriva al cervello per farmi guardare verso l'alto. E a quel punto mi sembra chiaro che c'è di che essere felici. Nel frattempo arriva una tutta intabardata in bicicletta ed entra nel portone a fianco. Scende old stile, fa gli ultimi metri in bilico su un pedale con il corpo tutto da una parte. Che bello, tutto può cambiare. Forse mi sono ostinato troppo a ricercare un equilibrio passato.
    Non devo lasciarmi ingannare da quella scemata mefistofelica che è l'esperienza. Esperienza de che? Di un milionesimo di spazio in un miliardesimo di tempo. E intanto tutto cambia. Bisogna trovare sempre soluzione nuove, a restare stabili ci pensano ben altre cose. Come ad esempio quel cucchiaino d'argento piantato in mezzo al cielo, che mi ricorda che per quanto mi possa intorpidire e deprimere ho sempre tanto sangue in corpo e un cuore grande quanto il pugno. E posso dignitosamente fottermene di essere equilibrato, produttivo e piacevole.
    Dunque levati le scarpe, porta in qua la bottiglia. Non mi va di pensare che bisogna trovare un equilibrio. Non nelle gabbie e tra i muri della certezza. Passa un'ultima volta alle poste, là non c'è nulla che ti possa rendere felice. E poi fuggi via. Via, via. Vieni via con me.
    O come direbbe Mel Gibson, vieni via con Mel.

    12/10/2009

    Storia del blues in breve

    Quindi si rilassò un poco, sedette su una collina mentre rifletteva sul da farsi. Il destino volle che lì vicino ascoltassero BB King e così il vecchio si appassionò al blues. E da lì decise che avrebbe installato le stagioni sopra una ruota, per proiettarle in loop sul pianeta, attraverso la storia. E il ritmo che avrebbero seguito era proprio quello che il vecchio batteva con l'enorme piede. Quattro parti. Tesi, conferma della tesi, antitesi e sintesi.
    1. Ho visto una sventola sulla via
    2. Dio bono che sventola che ho visto sulla via
    3. Peccato non aver ancora creato la donna
    4. Mi sa proprio che la creerò.
    Questo per dire le radici profonde del blues. Una volta prodotte le stagioni con esse deliziò uomini e donne che in giro per il mondo si arrabattavano per fare quadrare i conti. Con le stagioni decise la vita dei contadini e anche quella degli impiegati, che furono costretti a inventare i mezzi pubblici e a comprare le giacche in gore tex per la stagione fredda.
    E man mano che il vecchio si prendeva con i classici molte altre cose diventavano blues. Anche gli stati d'animo diventarono cerchi, e riproducendosi attrasverso le stagioni creavano suggestioni che per gli uomini era difficile spiegare. Il vecchio mischiò le carte e al pianetà impartì una rotazione e una rivoluzione. E da lì un fiorire di filosofi e teologi che scartabellando tra gli appunti del vecchio cercavano di mettere ordine nelle cose. E scienziati messi al rogo, caccia alle streghe e un fuggi fuggi generale. Solo con l'uso degli acidi l'uomo riuscì a sollevarsi dalla crosta terrestre e da lì osservare il meccanismo in fondo semplice del blues.
    Tra questi Jon Spencer, che ridisceso in terra a distanza di vari decenni dal supplizio sulla collina dove sedette il vecchio informò tutti gli umani circa il blues.