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    05/11/2009

    Beans for breakfast once again

    Tutto, tutto potete aspettarvi da uno che scrive un verso come questo, che ha la fissa delle prigioni, dei sommersi, dei minatori e via dicendo. E così questo degno uomo risolleva un po' il mio spirito oppresso dal tanto scrivere. Non scrivo di me, scrivo inutili progetti che fanno muovere carta, persone, grafici e assessori e tirapiedi di assessori, tutto perché niente si muova. E allora mi chiudo, anche oggi fagioli.
    Guardo i miei colleghi e vedo dei colossi di un sapere del tutto inutile, del tutto funzionale a una nicchia di lavori che è parassita del sistema. Sistema anche lui al 90% costruito sull'aria fritta, capiamoci. Qua serve una rivoluzione, io non mi sento compreso. Mi sembra che tutti siamo così specializzati che se avessimo la possibilità prenderemmo uno che ci lega le scarpe. Perché? Perché certo lo fa meglio uno che si esercita dieci ore al giorno che non chiunque tra i comuni mortali. Io voglio essere più incompetente, voglio un po' più di saggezza. Non si può stare a tavola in mezzo a tanti mangiafagioli e non avere altri argomenti che lo sdegno.
    Le parole d'ordine d'ora in poi sono
    capottamento
    inversione
    esplosione
    tabula rasa
    fanculo
    e così via. Per quanto sia un conservatore texano dal collo rosso quell'uomo lo ha capito. Anziché mettere le bombe pregava dio, ma è una piccolezza data dalla giovane età (mentale). Quando alzerà il cucchiaio per la milionesima volta forse si accorgerà che sono solo fagioli. Anche oggi.

    04/11/2009

    E' una guerra

    Scrivi il progettino, partecipa al bandino, suona col gruppettino, prendi l'ombrellino. Mo ve lo buco quel pallone. E' una guerra, una vita di sotterfugi per ricavarmi un po' di tempo per fare non si sa bene che cosa. In realtà ho a volte delle rapide visioni di quello che voglio, poi ho delle altrettanto rapide visioni del casino che succederebbe per ottenerlo. Non è niente che non si possa fare, ma è anche vero che tutti ti mettono intorno un sacco di lacci per tenerti fermo e comprenderti un poco, e non sempre si può sfasciare tutto. Altrimenti poi le persone si lamentano, a nessuno piace farsi bucare il pallone.
    Ho capito, ma datemi tregua ogni tanto. Voglio mettermi lì e pensare a come sarò tra dieci anni. Devo togliermi dalla testa che sarò morto, che è una soluzione tutto sommato facile, ma alla fine ho una salute di ferro. E non sarei contento di fare un lavoro del cazzo che è tutto un investimento da quattro anni sapendo che non mi porta da nessuna parte. Quindi cercherò di essere diplomatico e di mediare.
    Ma non devo dimenticarmi cosa voglio e no, mi dispiace non voglio un pallone. Voglio un'esplosione, dare un senso attraverso l'espressione ad essere nato scemo di tante certezze che a tante persone fanno desiderare la calma piatta.
    Sono uno agitato.