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    26/05/2009

    Una crostatina

     
    Se fate cena con una crostatina mulino bianco qualcosa nel sistema non ha funzionato. E' saltato qualche passaggio dopo lo svezzamento, forse colpa della scuola. Se fate cena con una crostatina non state condividendo il sogno americano e nemmeno i dogmi dell'islam. Ma nemmeno quelli del cristianesimo a dirla tutta. La crostatina è troppo borghese per aspirare alla rivoluzione. Non le conviene. Ci sono un sacco di biscotti della sua stessa marca là sotto, che avrebbero tutto il diritto di spassarsela un po', che farebbero la fila per squagliarle il cioccolato e sbriciolarle la pasta. La crostatina ha il cioccolato, e non è nemmeno particolarmente sostenibile. La crostatina è anti ambientalista perché ha il mito del progresso, ed è anticlericale perché ha il cioccolato. Sovvertire la cena con una crostatina è come tirare acqua di colonia sulla polizia. Se uno arriva a rincorrerti e cartellarti per mantenere un ordine che non ha scelto se ne batte di profumare o non profumare. Sovvertire la cena così è come scendere in piazza con la panda nuova. Magari non vi rideranno dietro, ma ci sarà sempre qualcuno a dirvi che una volta non era uguale. E che siete un po' più soli di una volta, incartati uno ad uno con tonnellate di plastica da imballo. Ve ne stavate in un sacchettone con gli altri, una volta. Magari il sistema non funzionava uguale, ma non sarebbe bastata una crostatina per cenare.

    Non ricordo bene

    Come quando eri bambino e tutto correva via liscio, molto più causa ed effetto. Metto tre parole sotto la livella, vedo che stiano dritte, apro la bocca. E poi sto zitto. Ho imparato a parlare ed ho perso il collegamento col cervello. C’è il traffico imbottigliato, uno sfascio e un bar durante l’happy hour nella via che porta dalla bocca al cervello. Tutto fermo per un altro anno, mentre in realtà il mondo intorno è un ciclone che spazza via tutto. Quelli che dovrebbero essere sentimenti scivolano via su di me lasciandomi solo la vaga percezione dell’attrito volvente.

    Voglio essere migliore, e invece sono in stallo. Per non essere riuscito a portare a termine la mia liberazione, per essermi di nuovo accompagnato senza convinzione. Finisco per fare due passi di circostanza e dopo poco con una scusa stupida mi saluto per prendermi una birra da solo. Fa un caldo colossale ed ho un gruppo di salsa e merenghe nel cervello. Non mi piace più come una volta uscire con me stesso. Sono più taciturno e mi offendo più facilmente. Che palle, non posso sempre stare attento e misurare ogni parola e atteggiamento. Così mi saluto sbrigativamente, invento una scusa che se raccontata a un altro potrebbe avere un senso, raccontata a me stesso è palesemente una delle mie palle abituali. Quindi lascio me stesso andare solo verso il centro. Vai vai. Vai a farti fottere i soldi per un cd emo alla fnac. Vai a prenderti un gelato menta e stracciatella. Barotto del cazzo. Io me ne vado a prendere una birra per fatti miei, che di litigare oggi non ne ho voglia. Guarda, piuttosto che accompagnarmi così era meglio se stavo solo.

    Certo che era meglio. Sarebbe stato meglio. Se non che uno fa sempre i conti senza la primavera. E quindi si fa i calcoli della rotta da seguire e progetta la propria grazia esemplare e le feste intermedie per i traguardi raggiunti. Ma vaffancuore. Poi arriva quella (la primavera) e comincia a scoppiare le sue miccette, fa le bolle, ti bagna con la canna e ti inzuppa la maglietta, ti fa fare un giro sul tetto della macchina, ti porta a prendere polvere in qualche strada infrascata. E io alla primavera che ci devo dire? E’ come immaginare di mettersi con un tutù rosa in mezzo a un’autostrada. La tua grazia e i modi gentili dell’ultim’ora non servono a niente. I camion, gli stronzi e le donne al volante continuano a passare, e se non ti levi ti tirano sotto. E così la primavera.

    L’unica scelta condivisibile è entrare in un bar e fare il forestiero. E facile perché se nei bar non ci vai cinque volte la settimana sei sempre un forestiero. Bevi, ti anneghi con quelle stronzate da panzone reazionario, cerchi di sentirti solitario consapevolmente. Sicuro meglio così che andare in centro con quell’altro me, a fare il poeta decadente e il patrono di me stesso. Che poi a me il centro non piace neanche. E’ sempre pieno di gente.